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Mamme in carriera: Alessia Mosca si racconta

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Carissime mamme, per la rubrica Info Mamma di oggi abbiamo intervistato Alessia Mosca, capolista del Partito Democratico per le elezioni europee. Mamma come voi, ci ha raccontato cosa pensa dell'essere donne in Italia.
Essere madri, mogli, lavoratrici e donne, è oggi una grande sfida per tante italiane. Lei come riesce a conciliare l'attività politica con tutto questo?
"Non è mai facile conciliare oggi, in Italia, tutto quello che una donna è chiamata a svolgere, tra l'altro sempre alla rincorsa affannosa della perfezione. Personalmente, pur vivendo una situazione privilegiata, spesso mi trovo a dover combattere con la quotidianità che vivono tutte le mamme, di una bambina, Maria, di soli due anni. Devo dire grazie ai nonni, al grande sostegno di una tata, e soprattutto grazie anche a mio marito Andrea con il quale ogni settimana facciamo un "tetris" delle nostre agende".

Quali sono, a suo avviso, i fronti sui quali l'Italia è ancora indietro rispetto all'Europa per quanto riguarda il sostegno alla maternità?
"Difficile anche solo fare un elenco di priorità, tanto e' il lavoro da fare per colmare il divario con alcuni paesi dell'Unione europea. Dall'assenza di norme obbligatorie per i congedi parentali per i padri, fino alla quasi totale mancanza di asili pubblici e aziendali, o in generale di politiche di sostegno alla maternità. Quante volte, inoltre, ci si trova in giro con i bambini e non si ha un luogo adatto per cambiarli o farli mangiare? O, ancora, quante volte ci capitano riunioni alle 9 di sera che, spesso, sono gli uomini ad aver organizzato? Questo per dire che a volte si è indietro certo dal punto di vista legislativo, ma anche da quello culturale, ed è' necessario modificarli entrambi".

C'è qualcosa, invece, sulla quale le italiane possono dirsi più avanti delle compagne europee?
"Ci sono singole situazioni di grande eccellenza, per esempio in alcune aziende che mi è capitato di visitare in questi anni, dove le necessità delle donne e degli uomini quando hanno famiglia sono tenute in grande considerazione, e tradotte in iniziative che facilitano la vita lavorativa e quella personale. Il problema, e la sfida, risiede nel rendere questa attenzione non un'eccezione ma la regola.
Altro elemento di eccellenza: le nostre scuole materne. Il metodo Reggio è silenziosamente copiato in tutto il mondo, senza che ci sia l'adeguato riconoscimento di quello che è uno dei tanti "prodotti di eccellenza" italiani, in questo caso in ambito pedagogico".

Diventare madri da giovani (o almeno non al limite dell'età biologicamente consentita) senza rinunciare alla carriera, oggi sembra un'utopia. È un sogno che le italiane dovranno continuare a tenere chiuso in un cassetto, oppure c'è la possibilità concreta che qualcosa possa cambiare?
"Il cambiamento avviene quando si vuole farlo. Non pongo dei limiti alle possibilità del cambiamento, ogni giorno porto avanti battaglie perchè cambiare sia possibile. Io stessa quando ero più giovane non pensavo all'idea di un figlio per paura di dover rinunciare a qualcosa. Poi ho capito che non era necessario né giusto limitare la mia voglia di realizzarmi, rassegnarmi all'alternativa tra famiglia e lavoro. Ed è questo che cerco di trasmettere alle altre donne più giovani di me. Un figlio comporta dei cambiamenti, ma deve poter essere considerato una ricchezza aggiunta nella vita, non il frutto di una rinuncia, di una privazione, e sono convinta che anche noi dovremmo impegnarci di più per chiedere che le politiche di sostegno alla maternità siano attuate da tutti, ovunque. Questa è stata e sarà la battaglia più importante del mio impegno politico, perché non possiamo altrimenti parlare con credibilità di vicinanza alle famiglie se non ci occupiamo di questo tema. Tantomeno non possiamo essere seri nel parlare di futuro se non ci occupiamo delle persone cui il futuro appartiene: i nostri figli".

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Autore:cbt

Pubblicato il: 28 Aprile 2014

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